Pubalgia: cos’è, sintomi e come affrontarla

La pubalgia è un dolore che interessa la zona dell’inguine, del basso ventre e della parte interna della coscia, spesso associato allo sport ma non solo. Viene comunemente considerata un problema “da calciatori”, eppure può comparire in chiunque sottoponga quell’area a un sovraccarico prolungato. In questo articolo vediamo che cos’è la pubalgia, quali sono i suoi sintomi, le sue cause — inclusa una possibile componente neuropatica — e quali approcci possono aiutare a gestirla.

Che cos’è la pubalgia

La pubalgia non indica una singola malattia, ma comprende diversi quadri dolorosi che interessano la regione del pube e dell’inguine. In quest’area convergono diverse strutture, tra cui i muscoli adduttori della coscia e i muscoli addominali, in prossimità della sinfisi pubica. In alcuni quadri può essere coinvolta la regione retto-adduttoria, ma la cosiddetta sindrome retto-adduttoria non è sinonimo di tutte le forme di pubalgia. Nel dolore inguinale possono infatti essere interessati anche gli adduttori, la regione inguinale o pubica e l’anca.

La presenza, in quest’area, di strutture diverse — tendini, muscoli, articolazione pubica e nervi — fa sì che il dolore possa avere origini differenti, e questo spiega perché la pubalgia a volte è difficile da inquadrare. Nella maggior parte dei casi si sviluppa in modo graduale, come conseguenza di micro-sovraccarichi ripetuti nel tempo, e può persistere o diventare cronica quando i fattori che contribuiscono al dolore non vengono individuati e gestiti.

I sintomi della pubalgia

Il sintomo principale è un dolore localizzato all’inguine e alla zona pubica, che può estendersi verso la parte interna della coscia, verso il basso addome e talvolta verso l’area perineale.

Il dolore tende a peggiorare con lo sforzo — corsa, cambi di direzione, calci, scatti — ma anche con alcuni gesti quotidiani come alzarsi e, soprattutto in alcuni quadri inguinali, starnutire o tossire. All’inizio può comparire soltanto durante l’attività, mentre, se il problema persiste, può presentarsi anche a riposo.

Quando il dolore è accompagnato da bruciore, formicolio, sensazioni simili a piccole scosse elettriche, intorpidimento o ipersensibilità cutanea, può essere utile valutare anche un possibile coinvolgimento nervoso. Questi sintomi non sono sufficienti da soli a diagnosticare un dolore neuropatico, ma possono orientare il medico verso ulteriori approfondimenti.

Le cause: dallo sport al sovraccarico, fino alla componente neuropatica

Le cause della pubalgia sono spesso multifattoriali. Tra i fattori che possono contribuire alla comparsa del dolore rientrano:

  • il sovraccarico funzionale legato ad attività sportive con scatti, cambi di direzione e calci (calcio, running, tennis…);
  • uno squilibrio muscolare tra la muscolatura addominale e quella adduttoria, che può aumentare le sollecitazioni sulla sinfisi pubica;
  • traumi o microtraumi ripetuti;
  • esiti di interventi chirurgici nella regione inguinale, soprattutto quando il dolore presenta caratteristiche compatibili con un coinvolgimento nervoso.

Accanto alle cause muscolari, tendinee o articolari, il dolore inguinale può in alcuni casi avere anche un’origine neurologica. L’irritazione o la lesione dei nervi che attraversano la regione inguinale — come i nervi ilio-inguinale, ilio-ipogastrico e genito-femorale — può provocare sintomi compatibili con il dolore neuropatico, come bruciore, formicolii, scosse o alterazioni della sensibilità. In questi casi è importante distinguere il possibile coinvolgimento nervoso dalle forme prevalentemente muscolo-tendinee attraverso un’adeguata valutazione clinica.

Come si diagnostica

La diagnosi di pubalgia parte soprattutto da una visita medica accurata, con la raccolta della storia clinica e un esame obiettivo: il medico valuta i punti dolorosi, testa la forza e il dolore degli adduttori e degli addominali con manovre specifiche e osserva i movimenti che riproducono il sintomo.

Quando necessario, esami come l’ecografia o la risonanza magnetica possono aiutare a caratterizzare il quadro clinico e a escludere altre condizioni che possono provocare dolore inguinale, come un’ernia inguinale o un problema dell’anca. I risultati degli esami strumentali devono essere interpretati insieme alla storia clinica e all’esame obiettivo.

Quando si sospetta un coinvolgimento dei nervi, la valutazione prende in considerazione anche la distribuzione del dolore, eventuali alterazioni della sensibilità e la loro compatibilità con il territorio del nervo interessato. Una diagnosi corretta è il presupposto per scegliere l’approccio più adatto.

Come si tratta la pubalgia

Il trattamento della pubalgia è di norma conservativo e graduale. Gli approcci più comuni possono comprendere:

  • il riposo relativo e la temporanea riduzione delle attività che scatenano il dolore;
  • la fisioterapia, con un percorso mirato di gestione del carico, rinforzo progressivo di adduttori e core e, quando indicato, esercizi di mobilità e allungamento;
  • la terapia manuale e altre misure indicate dal professionista per la gestione del dolore e dei sintomi.

Quando la valutazione evidenzia un effettivo coinvolgimento nervoso, l’approccio viene definito in relazione alle caratteristiche del singolo quadro clinico. Nel suo percorso clinico il Dott. Alberto Montani utilizza, in alcuni quadri di dolore neuropatico periferico, una forma di stimolazione elettrica transcutanea mediante microcorrenti, descritta sul sito come neuromodulazione di superficie. L’eventuale indicazione di questo approccio viene valutata sulla base della diagnosi e non va considerata un trattamento generale della pubalgia.

Ogni eventuale terapia farmacologica resta di competenza del medico e deve essere valutata in relazione alle caratteristiche cliniche del paziente.

Esercizi e tempi di recupero

Il movimento, se ben calibrato, può essere una parte importante del percorso di recupero. In genere si procede in modo graduale, lavorando sulla gestione del carico, sull’attivazione muscolare e sul rinforzo progressivo degli adduttori, del core e della muscolatura stabilizzatrice del bacino. Gli esercizi di allungamento e mobilità possono essere inseriti quando indicati in base al quadro individuale.

L’obiettivo del percorso è recuperare progressivamente forza, controllo muscolare e capacità di tollerare il carico, così da favorire il ritorno alle normali attività e ridurre il rischio di ricadute.

Alcuni accorgimenti utili:

  • evitare di “spingere” attraverso il dolore e di riprendere l’attività sportiva troppo presto;
  • rispettare i tempi di recupero, che possono variare da alcune settimane ad alcuni mesi in base al tipo e alla gravità del problema e alla risposta individuale;
  • riprendere l’attività in modo graduale, seguendo le indicazioni di un professionista.

Quando il dolore inguinale presenta anche alterazioni della sensibilità o altri sintomi compatibili con un possibile coinvolgimento nervoso, può essere utile approfondire il tema della neuropatia degli arti inferiori, senza presumere automaticamente che i due problemi abbiano la stessa origine.

Quando rivolgersi a uno specialista

È consigliabile rivolgersi a un medico quando il dolore all’inguine non migliora con il riposo, tende a ripresentarsi o limita le attività quotidiane o sportive, oppure quando compaiono sintomi compatibili con un possibile coinvolgimento nervoso — bruciore, formicolii, scosse o alterazioni della sensibilità.

È invece opportuna una valutazione medica tempestiva quando il dolore è molto intenso e insorge improvvisamente, soprattutto se associato a gonfiore marcato, febbre, sintomi addominali o genitali oppure se compare dopo un trauma importante.

Un inquadramento accurato permette di individuare la possibile origine del dolore e di scegliere il percorso più appropriato. Quando emerge il sospetto di una componente neuropatica, è possibile rivolgersi allo studio del Dott. Alberto Montani per una valutazione del quadro.