Cefalea cervicogenica: sintomi, cause e trattamento

La cefalea cervicogenica è un mal di testa che, a differenza di quanto si potrebbe pensare, non nasce nella testa ma nel collo: è attribuita a un disturbo della regione cervicale e viene percepita nella nuca, nelle tempie o intorno all’occhio. A volte viene indicata anche come cefalea cervicale o, in modo più colloquiale, mal di testa da cervicale. Proprio perché il dolore arriva al capo, può essere scambiata per un’emicrania. In questo approfondimento chiariamo come riconoscere la cefalea cervicogenica, come si distingue dall’emicrania e dalla cefalea tensiva, che cosa può provocarla e quali approcci possono aiutare a gestirla.

Che cos’è la cefalea cervicogenica

La cefalea cervicogenica è una forma di mal di testa secondario: significa che la cefalea è attribuita a un disturbo della colonna cervicale o delle strutture del collo, come articolazioni, dischi e tessuti molli. Per questo si parla di dolore riferito: il dolore viene generato nella regione cervicale ma percepito nella testa.

Alla base c’è un meccanismo anatomico che coinvolge le vie nervose cervicali e trigeminali: le informazioni dolorose provenienti dai primi segmenti cervicali e quelle provenienti dal territorio del trigemino convergono nel sistema trigeminocervicale. Questo contribuisce a spiegare perché un disturbo cervicale possa essere percepito come dolore alla testa.

Il meccanismo tipico della cefalea cervicogenica è quindi quello del dolore riferito e non implica necessariamente un dolore neuropatico. In alcuni casi può però coesistere un distinto coinvolgimento delle strutture nervose: quando sono presenti caratteristiche compatibili con questa possibilità, il medico può approfondire anche l’eventuale componente di dolore neuropatico.

Come distinguerla da emicrania e cefalea tensiva

Le cefalee cervicogeniche possono essere confuse con l’emicrania e distinguerle non è sempre immediato. Alcuni elementi possono però orientare la valutazione, senza essere da soli sufficienti per formulare una diagnosi.

Rispetto all’emicrania, la cefalea cervicogenica è spesso unilaterale e tende a interessare lo stesso lato della testa, a partire dal collo o dalla nuca e a diffondersi in avanti verso la fronte, la tempia o l’occhio. Può inoltre essere provocata o accentuata da determinati movimenti del collo o dalla pressione su alcune strutture cervicali. L’emicrania presenta invece più frequentemente caratteristiche pulsanti e può essere accompagnata da nausea, vomito e sensibilità alla luce o ai suoni.

Anche nella cefalea cervicogenica possono tuttavia comparire sintomi come nausea o fastidio per luce e rumori, generalmente in misura meno marcata. Per questo nessuna di queste caratteristiche, presa singolarmente, permette di distinguere con certezza le due condizioni.

Rispetto alla cefalea tensiva — spesso bilaterale e descritta come un cerchio o una morsa attorno alla testa — la forma cervicogenica è più spesso unilaterale e associata a una riduzione della mobilità cervicale o alla provocazione del dolore attraverso movimenti del collo. Le diverse forme di cefalea possono inoltre coesistere: la distinzione spetta quindi al medico attraverso una valutazione complessiva.

I sintomi

Il sintomo principale è un mal di testa associato alla regione cervicale, che spesso interessa un solo lato e può seguire un percorso dalla parte posteriore del collo verso la fronte, la tempia o la zona intorno all’occhio. Il dolore può essere continuo o ricorrente e presentare un’intensità variabile.

Tra gli elementi che possono accompagnarlo rientrano la comparsa o il peggioramento del dolore durante alcuni movimenti del collo, la pressione su determinate zone cervicali, la rigidità del collo e una riduzione della sua mobilità.

Anche le posture mantenute a lungo, per esempio durante il lavoro al computer, possono in alcune persone aggravare i sintomi cervicali e il mal di testa.

Può inoltre comparire una sensazione di tensione o dolore alla spalla o al braccio dello stesso lato. Quando presenti, nausea o fastidio per la luce e i suoni sono generalmente meno marcati rispetto a quanto avviene nell’emicrania.

Le cause: l’origine cervicale

Come suggerisce il nome, la cefalea cervicogenica ha origine nella regione cervicale, spesso nelle strutture innervate dai primi nervi cervicali.

Tra le strutture e le condizioni che possono essere coinvolte rientrano le articolazioni cervicali superiori, compresa in alcuni casi l’articolazione tra la seconda e la terza vertebra (C2-C3), i dischi intervertebrali e altre strutture dei tessuti molli del collo.

Anche alcuni traumi cervicali possono essere associati alla comparsa della cefalea; quando il mal di testa compare in relazione a un trauma, tuttavia, il medico deve valutarne correttamente l’inquadramento diagnostico.

La tensione muscolare del collo e della nuca e le posture scorrette o mantenute a lungo possono accompagnare o aggravare i sintomi cervicali, ma la loro presenza non è sufficiente da sola a dimostrare che il mal di testa sia una cefalea cervicogenica.

Lo stesso vale per le alterazioni degenerative della colonna cervicale: possono avere rilevanza in alcuni quadri clinici, ma sono frequenti anche nelle persone che non soffrono di cefalea e devono quindi essere interpretate insieme ai sintomi e all’esame clinico.

In alcuni pazienti può inoltre coesistere un coinvolgimento neurologico distinto, per esempio a carico di strutture nervose cervicali o occipitali. In questi casi è importante distinguere la cefalea cervicogenica da altre condizioni neurologiche e, quando appropriato, approfondire anche il quadro delle neuropatie periferiche.

Come si diagnostica

La diagnosi di cefalea cervicogenica è soprattutto clinica e richiede una valutazione attenta, perché i sintomi possono sovrapporsi a quelli di altre cefalee. Il medico raccoglie la storia del dolore, valuta la mobilità del collo ed esegue manovre che, sollecitando la regione cervicale, possono riprodurre il mal di testa tipico.

Tra gli elementi che possono supportare l’origine cervicale rientrano una ridotta mobilità del collo, il peggioramento del mal di testa con determinate manovre cervicali e la relazione tra l’andamento della cefalea e quello del disturbo cervicale.

Anche la risposta a un blocco anestetico diagnostico di una struttura cervicale o della relativa innervazione può contribuire all’inquadramento: la temporanea scomparsa del dolore dopo il blocco rientra infatti tra i criteri utilizzati per dimostrare una possibile relazione causale. Questo dato deve comunque essere interpretato insieme agli altri elementi clinici.

Esami come la radiografia, la TC o la risonanza magnetica del rachide cervicale non confermano da soli la diagnosi. Reperti degenerativi della cervicale sono infatti comuni anche nelle persone che non presentano mal di testa. Gli esami strumentali possono invece essere indicati per approfondire il quadro o escludere altre condizioni.

Come si tratta la cefalea cervicogenica

Poiché il dolore è associato a un disturbo cervicale, la cura della cefalea cervicogenica viene definita in base alla possibile origine del dolore e alle caratteristiche del singolo caso.

Gli approcci conservativi possono comprendere fisioterapia ed esercizio terapeutico, con un lavoro rivolto alla mobilità, alla forza e al controllo della muscolatura cervicale. Anche la terapia manuale può essere inserita nel percorso quando indicata. Eventuali modifiche delle attività o delle posture che aggravano i sintomi vengono valutate in relazione alle caratteristiche della singola persona.

L’eventuale impiego di farmaci viene stabilito dal medico sulla base del quadro clinico e si inserisce, insieme agli altri approcci, all’interno di un percorso definito in relazione alla possibile origine del dolore.

Se la valutazione evidenzia anche un distinto coinvolgimento neuropatico periferico, l’approccio a questa componente viene definito separatamente in base alla diagnosi. Sul proprio sito, il Dott. Alberto Montani descrive l’impiego, nell’ambito della propria attività sul dolore neuropatico periferico, di una stimolazione elettrica transcutanea mediante microcorrenti, indicata come neuromodulazione di superficie. L’eventuale ricorso a questo approccio viene valutato sulla base del singolo quadro clinico e non rappresenta un trattamento generale della cefalea cervicogenica.

Nei casi che non rispondono agli approcci iniziali, lo specialista può valutare ulteriori opzioni diagnostiche o terapeutiche, comprese in pazienti selezionati procedure infiltrative o blocchi di specifiche strutture cervicali o nervose.

Quando rivolgersi a uno specialista

Un mal di testa che si ripresenta, che sembra avere una relazione con il collo o che limita le attività quotidiane o il riposo merita una valutazione medica, soprattutto quando è associato a rigidità cervicale, riduzione dei movimenti del collo o peggioramento con determinate manovre.

Alcune situazioni richiedono invece una valutazione medica tempestiva. È opportuno richiedere assistenza quando il mal di testa insorge improvvisamente ed è insolitamente intenso, quando compare dopo un trauma significativo alla testa o al collo oppure quando si associa a febbre e rigidità del collo, disturbi della vista o della parola, debolezza, confusione o altri sintomi neurologici.

Quando il quadro fa pensare a un dolore di origine cervicale ed emerge anche il sospetto di un coinvolgimento delle strutture nervose, è possibile rivolgersi allo studio del Dott. Alberto Montani per una valutazione del quadro.